Luisa Casillo batte il destino: storia di una guerriera

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Luisa Casillo ha battuto il destino: la centrale napoletana torna in A1 a tre anni dall'incidente

La giocatrice napoletana, a tre anni dal terribile incidente automobilistico che stava per costarle la vita, approda a Scandicci chiudendo definitivamente i conti con il destino

Luisa Casillo premiata dal presidente del C.R. Campania, Ernesto Boccia
Luisa Casillo premiata dal presidente del C.R. Campania, Ernesto Boccia

“I limiti come le paure sono soltanto illusioni”. Lo disse Michael Jordan, l’icona dello sport moderno, nel corso della cerimonia di elezione nell’Hall Of Fame del basket mondiale e deve esserselo ripetuto più volte nella sua testa, Luisa Casillo negli ultimi due anni. Da quella maledetta notte di giugno del 2014 quando la Citroen C3 su cui viaggiava assieme a coach Luigi Martini e alla giocatrice del Frosinone, Iole Ruzzini, cozzò brutalmente con un pullman di turisti proveniente da Alghero. L’impatto terrificante, la corsa in ospedale, il braccio sinistro ridotto a brandelli, la morte di coach Martini, la paura di non farcela ed una carriera praticamente stroncata sul nascere. A 26 anni, mentre si trovava in cima al mondo (in A1 protagonista a Novara) il mondo di Luisa Casillo si stava sgretolando, contro un pulmino carico di turisti, imprigionata in un groviglio di lamiere e sangue, in una calda notte di inizio estate.

Il drammatico incidente in cui persa la vita coach Moretti
Il drammatico incidente in cui persa la vita coach Moretti

Ma il cuore di Luisa non conosceva limiti, al pari delle paure (di cui sopra) superate, mese dopo mese, con dolore e sofferenza. Gli interventi, la fisioterapia, il ritorno alla normalità e poi quella strana e folle idea: tornare a giocare. Un anno dopo, quell’utopia divenne realtà quando la bella e brava Casillo tornò in campo, prepotentemente, con la maglia della Volalto Caserta in A2. Ad un passo da casa, sotto gli occhi di amici e parenti, un pizzico increduli nel rivederla giocare, divertirsi e soprattutto competere come se nulla fosse mai successo. Gli addetti ai lavori le avevano consigliato di smettere, di non forzare, di essere grata al destino che quella sera di giugno del 2014 decise, benevolo, di non strapparle un braccio.

Luisa Casillo con la maglia di Novara prima dell'incidente
Luisa Casillo con la maglia di Novara prima dell’incidente

Quel braccio sinistro sempre fasciato, protetto con l’istinto di chi sa di essersela vista brutta, è però tornato a funzionare come prima, forse anche meglio, perché in fondo ciò che non uccide fortifica. Buonanotte ai pessimisti e buongiorno alla ritrovata e risbocciata carriera di Luisa Casillo: dopo Caserta in A2, la centrale di San Giuseppe Vesuviano, ha portato il suo talento a Palmi, in Calabria (estate 2016) poco dopo aver ricevuto dalle mani del presidente del C.R. della Fipav Campania, Ernesto Boccia, il premio quale Giocatrice Campana dell’anno a coronamento di un recupero psicofisico sovrannaturale. Mesi importanti, quelli trascorsi a Palmi. Mesi di assestamento per prendere definitiva coscienza delle proprie capacità e della propria ritrovata armonia fisica. Poi i problemi finanziari della società calabrese e la chiamata che ha di fatto chiuso il cerchio: Scandicci in A1. Ed eccoci tornare al principio a quella frase che meglio di ogni altra parola può descrivere la tenacia degli esseri viventi: “i limiti come le paure sono soltanto illusioni”. Brava Luisa e grazie per questa fantastica lezione di vita e sport.

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