De Cecco, il Maradona del volley

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Luciano De Cecco, leader dell'Argentina che scenderà in campo alla prossima Vesuvio Cup

Luciano De Cecco, protagonista alla prossima Vesuvio Cup, è il genio del volley mondiale: palleggia assecondando gli istinti per disegnare una pallavolo sempre imprevedibile

Esistono due macrocategorie di palleggiatori. Quelli calcolatori e metronomi del gioco, e quelli pazzerelli, spettacolari, ma non sempre concreti. Poi c’è Luciano De Cecco, regista argentino “sui generis” che quando scende in campo riesce sempre a sorprendere per folle genialità applicata ad uno spirito vincente fuori dal comune. Premiato all’appena conclusa Final Four di Champions League come miglior palleggiatore della manifestazione continentale nonostante la sconfitta incassata dalla sua Perugia in finale dagli “alieni” dello Zenit Kazan (3-0), De Cecco sarà protagonista con l’Argentina alla Vesuvio Cup che si svolgerà a Napoli 27-28-29 maggio.

Piedi per terra per un’alzata tutta polsi: ecco Luciano De Cecco

La prima volta che ho visto giocare De Cecco dal vivo è stato tutto un “oh … ma è pazzo … oh ma che giocatore …. oh non ha due mani attaccate ai polsi, ma due pennelli”. Era febbraio e mi ritrovai, ospite di un collega amico, al Palasport di Molfetta per assistere alla sfida di Superlega tra Exprivia e Perugia. Tutti seguivano la cresta di Zaytsev ondeggiare nell’aria mentre io rimasi choccato dall’estro di questo “torello” argentino (grosso ma davvero grosso). Ricordo come se fosse adesso di almeno due alzate in bagher scoccate praticamente dal tunnel degli spogliatoi dopo una ricezione d’emergenza. Due alzate perfette che regalarono all’attaccante in banda due palloni con su scritto “push me”. Sono napoletano e da buon napoletano, conoscendo le origini di De Cecco (nato il 2 giugno del 1988 a Santa Fe in Argentina) e vedendolo disegnare volley in quel modo, mi partì l’esclamazione più ovvia ma allo stesso tempo doverosa: “Questo ragazzo gioca alla Maradona”.

Una volta sceso in campo per intervistarlo notai che a differenza degli altri super atleti in campo, Luciano De Cecco, non era un palestrato dalla linea scolpita. La maglia rossa di Perugia gli si poggiava morbidamente su un basso ventre generoso, quasi normale. Mi partì un altro pensiero senza controllo: “Come diavolo fa a giocare in quel modo portando a spasso quel corpo per il campo?”. Genio, era questa la risposta più ovvia che le immagini video e tv non avrebbero mai potuto chiarire perché filtrate da obiettivi più interessati alla totalità piuttosto che al dettaglio.

Sopra la rete, Luciano De Cecco e l’eterna sfida con il muro avversario

Luciano De Cecco è un primo tempo in bagher. Luciano De Cecco è un attacco da seconda linea nel tiebreak della semifinale di Champions vinta da Perugia contro la Lube. Luciano De Cecco è lo sguardo calmo di chi vede la giocata con quel secondo di anticipo che fa la differenza. Luciano De Cecco è un alzata laser. Luciano De Cecco è una finta di sopracciglio che manda ai matti il muro avversario. Luciano De Cecco è il palleggiatore che “risolve” la ricezione imperfetta trasformandola in attacco vincente. Luciano De Cecco è il campione corpulento che ricorda (mi spiace ma devo ripeterlo) Diego Armando Maradona. Luciano De Cecco sarà a Napoli dal 27 al 29 maggio con la sua Argentina, gestito in panchina (non si allena uno come Luciano De Cecco) dal maestro Velasco per disegnare grande volley al PalaBarbuto. Nella città di Maradona scenderà in campo il Maradona del volley. Forse senza che lui mi senta gli dirò “ehi tarchiatello: fammi vedere che sai fare con quelle mani di Diòs”.

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